Il bianco e il nero

E’ passato piu’ di un mese dalle ultime elezioni politiche e l’unica cosa che e’ stata partorita in questo periodo sono due commissioni di saggi con ruoli ufficiosi e non vincolanti.

Il principio di questa impasse e’ dovuta all’incapacita’ delle diverse forze parlamentari di trovare un accordo, con una serie di veti incrociati. Qullo che salta all’occhio e’ come tutte le forze politiche siano incapaci di scendere ad un qualsiasi tipo di compromesso, appellandosi al senso di responsibilita’ degli interlocutori affinche’ possanno accettare il loro programma. Allora il M5S e’ irresponsabile nel non accogliere le offerte del PD, il quale pero’ non e’ in grado di fare un passo decisivo verso la formazione di Grillo ed e’ sordo alle offerte del PDL.

La situazione politica attuale non permette, in nessun modo, un accordo programmatico tra le forse politiceh per poter formare un governo di coalizione piu’ ampio rispetto a quelle che si sono presentate alle elezioni. E fin qui, nessuna novita’.

Il problema vero e’ invece la riforma della legge elettorale. Non esiste alcuna legge elettorale che garantisca la governabilita’ in un paese incapace ai compromessi se non il maggioritario puro, con un premio di maggioranza che garantisca la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Purtroppo per noi, la Costituzione implica che un eventuale premio di maggioranza al Senato non possa che essere su base regionale, e non nazionale. A questo particolare si aggiunga che una delle critiche al Porcellum e’ la presenza di un premio di maggioranza troppo elevato alla Camera. La cancellazione del Porcellum per tornare al Mattarellum permetterebbe la reintroduzione delle preferenze (con poi i problemi relativi al voto di scambio), ma non garantisce in nessun modo la governabilita’, anzi, la diminuirebbe anche alla Camera.

Non esiste una legge elettorale che garantisca la governabilita’ in un sistema in cui gli attori politici sono piu’ di due, se non attraverso una profonda riforma costituzionale (con ad esempio l’introduzione del presidenzialismo). L’unica via a breve termine sarebbe che le forze politiche smettessero di vedere il mondo in bianco e nero, ma che possano intuire anche tutte quelle sfumature che permettono la creazione di coalizioni di governo.

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Analfabetismo di ritorno e democrazia

Piu’ del 50% degli italiani dichiara di non leggere nemmeno un libro all’anno, il 75%, nonostante non isa analfabeta ha gravi difficolta’ a comprendere il significato di un testo scritto. E tutto questo non per una mancanza di istruzione, bensi’ a causa della perdita di capacita’ di comprensione dovuta all’inutilizzo. Sono dati noti da anni, ma penso che una riflessione in proposito debba essere fatta nel momento di massima critica della classe dirigente e quando maggiormente si auspica in Italia una maggiore partecipazione della popolazione alle decisioni politiche, sia essa diretta o indiretta.

Gia’ Garibaldi, nel suo libro “I Mille”, si scagliava contro la mancanza di istruzione della popolazione e come questo si rifletta in una mancanza di democrazia. Da allora sono passati quasi 150 anni, l’Italia ha acquisito una lingua comune (o quasi), e’ divenuta una Repubblica e si e’ convertita al suffragio universale.

Purtroppo per avere una democrazia non e’ pero’ sufficiente che ogni cittadino abbia diritto di voto. Il diritto/dovere di voto deve essere accompagnato da una sufficiente capacita’ critica da parte dell’elettore, se non da una spinta alla conoscenza approfondita degli argomenti politici. Cioe’, se proprio non vuoi andare a procacciarti le informazioni, almeno cerca di capire le poche che ti vengono proposte in modo passivo. Ed io ritengo che proprio nella mancanza di capacita’ critiche sia da ricercare la crisi politica del nostro Paese. In un Paese la cui popolazione ha sufficiente coscienza e conoscenza, una crisi del sistema politico a livello morale, etico e di capacita’ ha una durata limitata. E’ questo il vantaggio della democrazia rispetto ad un sistema dispotico o autoritario: la possibilita’ da parte della coscienza comune di riparare in breve tempo agli errori.

Purtroppo gli ultimi 20 anni dimostrano come la popolazione italiana non sia matura per gestire nel modo corretto la democrazia, ed allora si invocano leggi per correggere legiferando l’incapacita’ di selezione da parte dell’elettorato (vedasi leggi sull’incadidabilita’). Per troppi anni in Italia si e’ votato secondo ideologia di massima o per tradizione familiare (da far rabbrividire) e la caduta delle ideologie degli anni 80-90 del secolo scorso ha causato uno smarrimento dell’elettorato.

Per nostra sfortuna correggere questo atteggiamento non e’ possibile con il semplice aumento dell’eta’ di obbligo scolastico. L’alfabetizzazione e’ solo il primo passo. E’ necessario lo sforzo da parte di ognuno nel tener vivo (e migliorare) la propria capacita’ critica attraverso lo studio e la lettura individuali.

E’ giusto criticare con forza la classe politica attuale, ma e’ necessario, a mio modo di vedere, cercare anche di capire quali siano i motivi profondi che hanno permesso storture di questo tipo. Sarebbe troppo facile scagliarsi solamente contro i politici o contro la legge elettorale (che hanno indubbiamente colpe molto gravi). Io credo che la colpa sia da imputare all’indolenza degli elettori, che non sono piu’ in grado di (o cui non interessa) capire le diverse promesse elettorali, i programmi, le persone che si presentano alle elezioni, tanto a destra quanto a sinistra.

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L’occasione non persa

Sono stati eletti i presidenti di Camera e Senato, entrambi esponenti del centrosinistra, grazie anche al voto disgiunto di alcuni parlamentari del M5S al Senato. Quindi e’ possibile procedere con la nomina dei presidenti di commissione, dopo di che il Parlamento sara’ finalmente operativo.

Ma il M5S si e’ spaccato sulla scelta di voto. Sono stati chiamati traditori, e il senatore Vacciano ha anche affermato di essere pronto alla dimissioni. Secondo me invece, il voto di quei “dissidenti”, fatto in coscienza, convinti del fatto che “tra il peggio e il meno peggio” e’ meglio decidere qualcosa che astenersi e osservare da lontano, permette al M5S di vivere ancora e di poter perseguire i suoi obiettivi. Sono convinto che, nel caso avesse prevalso Schifani (con un possibile, anche se non verificato accordo con i Montiani), si sarebbe scatenata una bufera di critiche ad un M5S inadatto a prendere posizione e colpevole dell’elezione (naturalmente dal punto di vista dei sostenitori del M5S e del centro-sinistra in genere, dove il movimento di Grillo pesca la maggior parte dei suoi sostenitori).

Invece ora il M5S puo’ continuare a lottare per l’attuazione del suo programma in un Parlamento funzionante.

Spero anche che facciano in modo che un governo si formi, per poter dimostrare a tutta l’opinione pubblica la loro capacita’ a muoversi nelle istituzioni e non contro le istituzioni, dimostrandosi piu’ responsabili di quanto commenti (e post di Grillo) auspicano in questi giorni. Sono convinto che se un governo non si formasse, e se la colpa potesse essere in qualche modo ascrivibile al M5S, questo perderebbe molti voti, dimostrandosi solo una parentesi insignificante della vita politica italiana e senza lasciare il segno positivo che molti auspicano (anche non elettori del movimento).

Certo, non potrebbero dare la fiducia ad alcun governo a guida Bersani (o di altri esponenti della “vecchia politica”), ma sono sempre piu’ convinto che dovrebbero dire a Napolitano che sono disposti ad uscire dall’aula per consentire la formazione di un governo, e poi svolgere davvero l’attivita’ per cui hanno preso tanti voti: vigilanza, trasparenza (che sinceramente un po’ sembra mancare in questo primo periodo) e riforma delle istutuzioni.

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Sperando che lo spettacolo valga il biglietto…

Negli ultimi giorni sembra di assistere ad una partita di calcio: ci sono gli ultras delle fazioni e chi ama semplicemente assistere commentando, sperando che lo spettacolo valga il costo del biglietto. Naturalmente se il biglietto da pagare e’ lo stallo istituzionale, ci dobbiamo aspettare uno spettacolo molto piu’ avvincente di quello che ci viene quotidianamente offerto.

La mattina ci si sveglia con una nuova offerta di Bersani, ma sempre “un po’”. Un po’ di punti del programma pentastellato, un po’ di riforma del finanziamento ai partiti auspicando un po’ di sportelli sociali dei comuni. Ma di tentennamenti si muore. Il segretario del Partito Democratico e’ stretto tra l’ingessato partito che deve guidare (e che ogni giorni in qualche modo si ribella piu’ o meno segretamente), i bisogni di un’Italia in stallo istituzionale e la necessita’ di una svolta a 180 gradi per non far sparire il partito alle prossime elezioni. Ogni giorno cerca di offrire qualcosa in piu’ a Grillo, cercando disperatamente quella “proposta che non puo’ essere rifiutata”, senza quasi accorgersi che Grillo, ogni giorno, alza di una spanna quell’asticella.

Nel frattempo il Movimento 5 Stelle si abitua al clima romano, tra assemblee e fughe dalla psicosi dei giornalisti. E anche qui le contraddizioni si vedono: l’incontro col PD deve essere pubblico, i cittadini devono sapere. Ma le assemblee del movimento sono private, non serve che i cittadini sappiano, basta un nostro comunicato. Sembra che la politica del “due pesi, due misure” sia applicato a piene mani: da una parte i vecchi partiti, che devono essere controllati ad ogni pie’ sospinto perche’ inaffidabili (e come dare torto a questa affermazione?) e dall’altra parte gli integerrimi grillini di cui alla fine, ci si deve fidare, tanto e’ tutta gente per bene. A tutto questo si sommano le preoccupazioni per i chip sottopelle e le giustificazioni di un “buon” fascismo, tra fughe e dribbling in una corsa comica dei giornalisti alla notizia, purche’ sia una notizia.

E poi il colpo di scena dell’occupazione della scalinata del tribunale di Milano da parte degli eletti del PdL, tra la difesa del leader e il terrore di non far parte dello spettacolo, di assistere inermi alla partita.

Non so se lo spettacolo valga il biglietto, ma certo i politici e i commentatori ce la stanno mettendo tutta.

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Otto punti per un governo

Durante la direzione generale di oggi, Bersani ha presentato i suoi 8 punti programmatici, base per la formazione del governo.

Prima di esaminare i punti singolarmente, mi sento di dire che, se queste linee guida fossero state presentate in modo chiaro durante la campagna elettorale, anziche’ essere “bofonchiate” tra le vicissitudine capitate a giaguari e tacchini, forse in questo momento saremmo in una diversa situazione.

1. Fuori dalla gabbia dell’austerita’. Questo e’ forse il punto che meglio di altri era stato spiegato in campagna elettorale. Non chiarisce comunque se l’elasticita’ di spesa la si ottiene con un ammorbidimento delle regole di austerita’ o mettendo fuori bilancio gli investimenti.

2. Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro. Qui le cose si fanno un pochino complicate, soprattutto per la credibilita’ di un possibile governo PD. Se per quanto riguarda i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione le cose appaiono chiare, risulta un po’ meno chiaro da dove si trovano i fondi per banda larga, salvaguardia degli esodati, salario minimo, riduzione e redistribuzione dell’IMU. Cioe’ si cade nella stessa critica che solo fino a ieri sera veniva fatto al programma del M5S. Dove sono i fondi?

3. Riforma della politica e della vita pubblica. Qui il nodo, secondo me, e’ la “Legge sui Partiti”. Perche’ mai si dovrebbe limitare l’accesso alle cariche elettive a singoli o ad associazione di liberi cittadini (citando la Costituzione) che non desiderano avere uno statuto, organi direttivi, rappresentanze intermedie, bilancio certificato o enti giudicanti? Dovrebbe spettare agli elettori la libera scelta di votare o meno queste entita’ politiche. Certo, se si rispettasse il referendum sul finanziamento, il motivo di questa legge cadrebbe…

6. Economia verde e sviluppo sostenibile. Questo, dispiace dirlo, sembra un copia incolla dal programma del M5S. Recenti campagne elettorali hanno contraddetto questo punto almeno per quanto riguarda il consumo del suolo. Sarebbe da spiegare meglio.

8. Istruzione e ricerca. Ancora una volta… e i fondi per borse di studio, piccole opere ed esaurimento delle graduatori dei precari? Ancora una volta si propone un punto in linea con le idee del M5S, ma senza indicare la copertura. In cosa facendo questa proposta si e’ piu’ credibili di Grillo?

I punti 4, 5 e 7  mi sembrano credibili, ma il conflitto di interessi potrebbe riguardare anche buona parte della classe dirigente del PD…

Per concludere, gli 8 punti programmatici mi sembrano un buon passo avanti dopo una campagna elettorale disastrosa, ma sembra “stranamente” vicino al programma del M5S (certo per poterne chiedere la fiducia, o avere comunque un alibi se l’accordo non si verificasse) senza tra l’altro indicare le coperture necessarie, se non in minima parte, e cadendo quindi nelle critiche che fino a ieri lo stesso PD portava al M5S. Sembra un programma da campagna elettorale, presentato con una decina di giorni di ritardo e comunque rischiando di dare l’idea di un partito spaccato (Bersani e giovani turchi da una parte, D’Alema e Fioroni dall’altra, con Renzi alla finestra).

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Prorogatio Imperii

Il Professor Paolo Becchi, professore ordinario in Filosofia del Diritto presso l’Universita’ di Genova, auspica una “prorogatio” del governo Monti, per l’ordinaria amministrazione fino a che le nuove Camere non legiferino su aspetti istituzionali (leggasi riduzione del costo della politica) e legge elettorale, per poi tornare al voto.

La proposta ha acceso un certo dibattito sugli aspetti costituzionali della proposta. La Costituzione si occupa esplicitamente dei casi di proroga di Camere (Articolo 61) e mandato del Presidente della Repubblica (Articolo 85), mentre a proposito della proroga dei poteri di un Governo non fa il minimo accenno. La Corte Costituzionale ha affrontato la problematica della prorogatio solo per quanto concerne alcuni Comitati Regionali, e quindi totalmente slegato dalla discussione in essere.

Se dal punto di vista pratico mi pare che il prolungamento “infinito” del precedente Governo attraverso l’allungamento delle consultazioni (che non ha termini fissati per legge) mi sembra praticabile, da un punto di vista piu’ alto (e vorrei non si andasse sempre a cercare una soluzione pasticciata alle questioni italiane), mi pare un aggiramento, se non della Costituzione, almeno del suo spirito. Bisogna comunque ammettere che sono esistiti governi “a tempo” di scopo che non ebbero mai il voto di fiducia. Si tratta di quei governi creati per portare l’Italia alle elezioni, come ad esempio il Governo Andreotti V del 1979.

La proposta sembra comunque fattibile, ma si potrebbero aprire dei problemi, anche se a mio parere non del tutto negativi. Infatti le Camere, dopo il loro insediamento, acquisiscono, indipendentemente dalla presenza del Governo, il potere legislativo, mentre quest’ultimo potrebbe agire solo per ordinaria amministrazione (o casi di urgenza). In questo modo pero’, non solo il Governo avrebbe le “mani legate”, ma anche il Parlamento, poiche’ in questo periodo potrebbe si legiferare, ma non si potrebbero disporre i necessari decreti attuativi, e quindi gli ambiti su cui il Parlamento potrebbe operare sono limitati (cosa forse non sbagliata senza una maggioranza chiara). Sarebbe quindi indispensabile votare prima dei termini per la legge finanziaria.

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Il vincolo di mandato

Grillo si scaglia, dal suo blog, contro la Costituzione, ed in particolare l’Articolo 67, che recita:

“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”

L’invettiva del leader del Movimento 5 Stelle investe quel “senza vincolo di mandato”, alla base dei trasformismi passati (soprattutto durante le ultime due legislature) e future (forse proprio tra i rappresentati del M5S). Grillo aveva gia’ nominato l’Articolo 67 in un post dell’estate del 2010, in cui chiedeva le dimissioni dei Parlamentari con incarichi costituzionali dai partiti di appartenenza, proprio per agire senza vincoli di mandato. I due post non sono tra loro in contraddizione, in quanto il M5S vorrebbe il corpo elettorale come fondamento all’azione parlamentare, anziche’ i singoli parlamentari. Senza entrare nel merito delle differenze tra contratto commerciale e “contratto elettorale”, che sono cose diverse, e, secondo me, e’ giusto che tali restino, Grillo pone l’accento (come tanti prima di lui) su una stortura delle Costituzioni dei parsi democratici.

L’assenza di vincolo imperativo (e cioe’ “senza vincolo di mandato”) fece la sua apparizione gia’ nella Costituzione francese del 1791:

“I rappresentati eletti nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della nazione intera, e non potra’ essere conferito loro alcun mandato”

 

La Costituzione cerca, cioe’, di far prevalere gli interessi generali di un’intera Nazione a quelli particolaristici (localistici, di partito, di movimento), inoltre permette rapporti dinamici tra i soggetti del pluralismo parlamentare, alla base di diversi accordi “positivi” nei primi anni della nostra Repubblica, trasformatisi nella stortura del trasformismo durante le ultime legislasture. Ed alla base di questi auspici e’ la liberta’ assoluta del parlametare (come ricordato anche dalla sentenza n.14 della Corte Costituzionale, che ha invalidato una delibera per il voto favorevole di alcuni parlametari “per direttiva di partito”).

La modifica dell’Articolo 67 della Costituzione, come auspicato da Grillo, introducendo un vincolo di mandato rappresentante-rappresentato, ma mantenendo l’assenza di vincolo tra parlamentare e partito, distocerebbe la natura stessa di democrazia rappresentativa.

Una modifica di questo tipo dovrebbe secondo me rientrare in un ridisegno complessivo della Costituzione e dell’ordinamento istituzionale italiano, per un piu’ stretto rapporto tra eletto ed elettore, senza pero’ sottostimare l’irrigidimento che ne potrebbe conseguire nei rapporti tra parlamentari.

 

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